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ALLA SCOPERTA DELLA “GROTTA DEL LUME”

Castellaneta Grotte? No, non è un errore.
Il nostro territorio, si sa, è ampio e come in un moderno caleidoscopio, caratterizzato da molteplici facce, tutte degne di nota.
Il nostro è un territorio carsico, ciò significa che le rocce presenti sono permeabili ed a contatto con l’acqua piovana si disciolgono creando fratture nel terreno, come per le gravine o le lame, oppure nel sottosuolo, nel caso in cui l’acqua riesca ad insinuarsi nelle fratture delle crosta terrestre scavando grotte sotterranee.
Eccovi spiegato, in maniera semplicistica ed approssimativa, la ragione per cui, anche il territorio di Castellaneta soprattutto nella sua zona al confine con Gioia del Colle, verso la murgia più brulla, può vantare la presenza di grotte.
Una di queste si chiama “Grotta del lume” ed è stata scoperta all’inizio degli anni ’70 dal gruppo speleologico “Gioiese”: il nome della grotta deriva dal ritrovamento di un lumicino sul fondo, a testimonianza del fatto che quella era una zona abitata sin dall’ età del bronzo.

Quelle che ci giungono oggi, sono delle foto scattate da alcuni membri del Gruppo Archeologico e Speleologico Pugliese (GASP!) della sezione CAI di Gioia del Colle, che ha già fatto parlare di se nella nostra cittadina, per l’evento della calata di babbo Natale e per la teleferica protagonista della Festa di Primavera; al suo interno ci sono anche diversi castellanetani appartenenti anche all’Associazione Amici delle Gravine di Castellaneta, affascinati non solo dalle bellezze in superficie, ma anche da quelle del sottosuolo.

Il piccolo gruppo, munito di caschetti e luci frontali, accompagnato anche da due curiosi bambini, si è insinuato nel buco che fa da ingresso, strisciando fra terra, radici e sassi: dopo una prima fase di sconcerto, per il nuovo ambiente, la curiosità ha preso il sopravvento diventando subito stupore, nell’osservare come la natura possa generare dal solo stillicidio di una goccia di acqua, delle meraviglie come stalattiti, stalagmiti e colonne. L’ingresso, parzialmente coperto da un albero di fico, tuttavia non ha protetto la grotta dall’intrufolarsi non solo di speleologi improvvisati, ma purtroppo anche di vandali che hanno imbrattato questa meraviglia.

Dopo aver preso confidenza con il nuovo ambiente, è già ora di uscire alla luce del sole e si fa sempre un pò di fatica a fare riabituare gli occhi ma il sorriso è stampato sulle labbra di tutti i presenti; è un pò come tornare bambini, senza preoccuparsi di rovinare gli abiti, si abbraccia la terra, la si conosce, comprende e, magari, tutela.

Anna Molfetta